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Il Buon Design è democratico, fare Buon Design è un atto autoritario

Il Buon Design è democratico, fare Buon Design è un atto autoritario
Category: Design
Date: Dicembre 23, 2024
Author: admin_bsbc

Negli ultimi anni, ho avuto l’opportunità di collaborare con team eterogenei per costruire strategie e identità di marca in ambiti diversi, esplorando settori spesso lontani tra loro. Analizzando i risultati e l’efficacia delle soluzioni progettate, ho maturato una convinzione, rafforzata dalla rilettura della biografia ufficiale di Steve Jobs: fare buon design oggi significa più che mai muoversi tra due poli apparentemente opposti, la democrazia e l’autorità.

Che cosa significa fare buon design oggi?

La risposta istintiva a questa domanda potrebbe portare ad un elenco di definizioni su cui tutti possiamo essere più o meno d’accordo:

  • Il buon design è quello che vende.
  • È quello che piace al pubblico di riferimento.
  • È utile, sostenibile, evocativo, innovativo.
  • Genera consapevolezza del brand, migliora l’esperienza utente, aumenta click, visualizzazioni e conversioni.
  • Ecc..

Tuttavia, tutte queste risposte si riferiscono a risultati. Sono il frutto di un processo progettuale efficace, ma non spiegano davvero cosa significhi fare buon design.

Il buon design nasce dal metodo

Per arrivare a una definizione più profonda, ho esteso i confini della domanda oltre la comunicazione visiva e l’identità di marca, applicando un metodo che in BSBC seguiamo con rigore: Immersion, Strategy, Design. Questo approccio si basa su quattro pilastri fondamentali:

  1. Conoscenza: ascoltare clienti, mercato, tendenze e problematiche sociali.
  2. Visione: definire un obiettivo chiaro e ispirato, che guidi ogni fase del progetto.
  3. Decisione: operare scelte nette per trasformare l’analisi in soluzioni concrete.
  4. Cambiamento: Tutoring e governo per l’applicazione concreta e corretta delle soluzioni progettate.

Il buon design è democratico

Il design è democratico perché partendo dal metodo deve potersi rivolgere a tutti. Un prodotto o un progetto ben progettato deve migliorare la vita delle persone, rispondere a bisogni concreti e rispecchiare valori condivisi. In questo senso, il design è inclusivo se accessibile, sia dal punto di vista funzionale che emozionale, se rispetta criteri di sostenibilità economica, ambientale e sociale, se è progettato per essere utilizzato, compreso e apprezzato da un pubblico ampio e diversificato.

Ma per ottenere questi risultati, il processo di design non può essere caotico o guidato dalla somma delle opinioni raccolte nel team di lavoro. La democrazia del risultato richiede un processo autoritario nella sua esecuzione.

Fare buon design è un atto autoritario

Il buon design non nasce da compromessi. Seguire una visione significa prendere decisioni difficili, spesso radicali, che possono scontentare qualcuno nel breve termine (designer del team di progetto compresi), ma che tentativamente puntano a un risultato superiore.

Fare buon design è un atto autoritario perchè:

  • Non accetta trattative inutili. Il team deve essere guidato da una leadership forte che sappia dire no a soluzioni ibride o prive di carattere.
  • Sfida i limiti tecnici e tecnologici. Il buon design non si adatta passivamente alle condizioni attuali ma ridefinisce le regole, cercando nuove strade per innovare.
  • Elimina il superfluo. È fondamentale governare la complessità proponendo soluzioni semplici e chiare, che riflettono una visione unitaria.
  • Richiede coraggio. Abbandonare una soluzione prossima al completamento per inseguire qualcosa di migliore in linea con la visione è un rischio che solo un leader può permettersi di prendere.
  • Usa il buon senso: bilancia obiettivi e implicazioni per il loro raggiungimento portando al limite l’analisi costi-benefici

Il ruolo della leadership nel design

Un processo di design efficace richiede una guida che sappia trasformare l’analisi in azioni, orientando ogni decisione verso il raggiungimento della visione. La leadership deve sapere:

  • Indicare la strada, sempre, assumendosi la responsabilità delle scelte.
  • Motivare il team, spingendolo a superare i propri limiti.
  • Coinvolgere i clienti, portandoli a comprendere e condividere la visione finale.

Il buon design vive in questo equilibrio tra la sua natura democratica e l’autorità necessaria per realizzarlo. È democratico perché si rivolge a tutti, ma richiede decisioni autoritarie per mantenere la coerenza, l’originalità e l’efficacia della visione.

Non esiste buon design senza una visione chiara. Non esiste una visione che si realizzi senza un processo strutturato. E non esiste un processo di design efficace senza una guida decisa, capace di prendere scelte coraggiose e condurre il progetto oltre i limiti apparenti.

Il buon design è per tutti, ma per farlo serve un leader democratico che sappia ispirare e condurre con fermezza tutti gli attori coinvolti nel processo.

“I’m as proud of many of the things we haven’t done as the things we have done. Innovation is saying no to a thousand things.” – Steve Jobs

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